L’amore oltre le distanze – James e Fanny Balbi

Quando a separare gli innamorati era la lotta per le libertà

L’amore oltre le distanze: James e Fanny Balbi

In tempi di Covid anche San Valentino può assumere un valore inaspettato. Il motivo? La separazione forzata che molte coppie sono costrette a vivere. Questo clima sottotono, non proprio ideale per festeggiare l’amore, ci ha fatto riflettere su quante volte nella storia mariti e mogli, fidanzati e amanti sono stati tenuti distanti da eventi più grandi di loro: altre epidemie, guerre, prigionia. Tra gli amori che hanno avvolto il Castello di Piovera nei secoli, quello tra James e Fanny Balbi rappresenta perfettamente un sentimento resistente, intriso di ideali politici da cui fu diviso e messo alla prova. Giacomo Balbi, aristocratico genovese, marchese di Piovera, detto James per distinguerlo da un omonimo, e Francesca Di Negro, chiamata Fanny secondo il gusto francese dell’epoca, si sposarono alle porte di uno dei capitoli cruciali della storia d’Italia: il Risorgimento. Entrambi animati da valori patriottici di unità, libertà e indipendenza nazionali, si incontrarono nei Salotti genovesi e da subito unirono la passione umana a quella politica. In quel fermento rivoluzionario James entrò in contatto con Mazzini e per questo motivo nel 1833 fu accusato di essere coinvolto nel primo tentativo insurrezionale della Giovine Italia, nonostante le posizioni politiche del marchese fossero più moderate che sovversive. Fu arrestato, processato e imprigionato nella Cittadella di Alessandria. A testimoniare la sua travagliata prigionia rimane un nucleo di lettere custodite dall’Istituto Mazziniano di Genova. Dai documenti sappiamo che Carlo Capsoni, amministratore dei suoi beni, supplicò il governatore di Alessandria Galateri, invocando per il marchese un trattamento più umano. James era costretto a mangiare con le mani e non gli era permesso scrivere, leggere e parlare con nessuno. Era malato, come risulta da un certificato medico, e sua moglie non aveva sue notizie. Capsoni chiese che gli fosse concesso di usare le posate, di essere curato e di scrivere alla moglie. Galateri accettò a patto che le missive fossero controllate. Tra i documenti non ci sono tracce di lettere di Fanny al marito, ma è lecito pensare che abbia provato a inviarne almeno qualcuna nella speranza che non fosse requisita dai controlli e giungesse tra le mani dell’amato? Noi, romantici incalliti, vogliamo pensare di sì e ce ne siamo immaginata una più o meno così:

Genova, 15 settembre 1833

James mio caro,
il non sapere più nulla di te da giugno mi ha gettato in uno sconforto più buio del buio che il nostro amore vive in questo triste momento. E ciò nonostante, scrivo ancora e ancora nella speranza mai repressa che queste mie parole valichino le malsane prigioni che ci tengono distanti…nell’attesa mai soffocata che prima o poi ti lascino scrivere qualche breve riga per me. Le scarne notizie di te mi giungono dal fidato Capsoni, benché adesso vorrei non averle mai apprese. Saperti privo degli agi tuoi, della salute e del mio affetto mi getta nella prostrazione. Ma so bene che questo tempo mi richiede di essere forte anche per te. Farò giungere la mia supplica al Governatore, affinché almeno ti accordi qualche beneficio, primariamente la visita di un medico, e farò quanto è in mio potere per riportarti in libertà.
Dio protegga l’Italia e te, mio amato…e benedica queste lacrime che verso per noi e per la nostra Patria.

Tua Fanny

James ottenne di scrivere al governatore professando la sua innocenza e la fedeltà alla monarchia. La sua vita spesa a favore dell’agricoltura, oltre che della politica, indicavano una personalità tranquilla, non sovversiva. Sei mesi dopo l’arresto fu liberato e confinato nella sua tenuta di Piovera, da cui non poteva allontanarsi senza il permesso delle autorità. Fanny lo raggiunse da Genova: avevano condiviso lotte, separazione e dolore, avrebbero condiviso anche quella sospensione forzata. Il Castello, le sue mura, i suoi giardini furono testimoni silenziosi di quell’insperato e atteso ritrovarsi: passeggiando tra le stanze dove questo amore visse possiamo solo immaginare cosa provino cuore, mente e pancia nel rivedere uno sguardo, nel risentire una carezza che si temeva non ritornassero più.

Negli anni seguenti James, reintegrato nella vita politica, ottenne la carica di senatore del Regno a Torino. Quando la capitale divenne Firenze, tornò a Piovera per occuparsi di agricoltura (sua la filanda per la seta accanto al Castello), mantenendo rapporti costanti con la casa di Genova, ove ospitava patrioti esuli da tutta Italia, aiutato dall’inseparabile Fanny.

Bibliografia:
Istituto Mazziniano di Genova
F. Montale, Miscellanea di storia del Risorgimento, 1967
E. Grendi, I Balbi, Einaudi 1997
Enciclopedia Treccani

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